Showing posts with label Parto Positivo. Show all posts
Showing posts with label Parto Positivo. Show all posts

Friday, 6 November 2015

Allenamento mentale per un parto dolce: un decalogo


© Headspace

1 Resta tu alla guida
Che sembra una banalità. Eppure è il primo errore che facciamo tutte: "Sono incinta! Qualcuno faccia qualcosa!".
Come se la gravidanza fosse qualcosa da cui lasciarci passivamente investire. E invece no: quel bambino lo stiamo facendo noi, attivamente. Lo nutriamo col cibo che ingeriamo e la biochimica delle nostre emozioni. Guidiamo noi.
E mettiamoci in testa da subito di continuare a guidare anche al parto.

2 Prendi una decisione solo dopo aver raccolto TUTTE le informazioni
Corollario del punto 1 è il punto 2: ogni decisione è una scelta. Che va compiuta liberamente, come è nostro diritto. E va compiuta in modo informato: come è nostro dovere.
Le procedure dell'ospedale vanno conosciute, analizzate e scelte, se del caso anche messe in discussione (soprattutto quando in palese disaccordo con le linee guida dell'OMS). Necessitano il nostro consenso informato.
Solo conoscendo veramente tutte le opzioni e implicazioni possiamo dire di aver scelto davvero. E allora prepariamoci a distinguere i pezzetti di folklore sociale e medicina difensiva rimasti impigliati nel sistema dagli inestimabili strumenti che professionisti aggiornati e competenti sanno offrirci.

Monday, 27 July 2015

BONDING - Pt. 1

Una storia di oche selvatiche

Un'oca selvatica - Cortesia di Melissa Bonnet

Quando si parla di bonding, si pensa a quel legame istintivo che si crea fra madre e figlio nella cosiddetta "ora d'oro" dopo il parto. Si pensa all'allattamento, alla cosiddetta genitorialità ad alto contatto, all'attaccamento, allo sviluppo sociale e motorio del bambino, al suo sistema immunitario.

L'idea del "bonding" è stata incorporata nei protocolli di molti ospedali, che oggi incoraggiano le mamme a prendere in braccio il loro bambino immediatamente dopo la nascita. Niente bagnetti, niente riposini, niente nido. Si inizia con il pelle-a-pelle e di tutto il resto si parlerà più tardi.

Che sia una moda?

Com'è nata l'idea che il contatto fisico nella prima ora di vita sia così importante per mamma e bambino?
Che studi sono stati fatti in proposito?
Oggi iniziamo a parlare di bonding (sarà un argomento molto lungo) e iniziamo con le oche selvatiche.

Sunday, 19 July 2015

I BAMBINI RICORDANO LA NASCITA?

Il neonato è una persona

Google Image


Fino a qualche decennio fa, si credeva (o si fingeva di credere?) che i neonati non percepissero il dolore. In caso di necessità, li si operava quindi senza anestesia. Si ignoravano i loro pianti e le loro grida di dolore - che pure sono lo stimolo al mondo con la maggiore capacità di suscitare empatia - si procedeva a tagliarli e cucirli, e ci si sentiva pure dei benefattori per averlo fatto.

Oggi tutto questo ci sembra disumano. Eppure spesso (troppo spesso!) quando si parla di parto, all'esperienza del bambino viene data poca importanza. Che siano le cosiddette femministe che reclamano il loro diritto all'epidurale e al cesareo, o che siano le cosiddette hippy che perseguono un parto naturale a tutti i costi, il parto è visto da troppe donne come una sfida che riguarda soltanto loro stesse.

Ci sono tante teorie su se e come i bambini ricordino la loro nascita. Visto che per i primi due-tre anni di vita i bimbi non possono raccontarci con parole loro quello che sentono, ricordano e sperano, ci dobbiamo fidare delle loro espressioni e dei loro comportamenti. Ma i piccoli hanno molto meno controllo di noi anche su questi, quindi studiare sistematicamente l'ipotesi che i bambini ricordino la nascita diventa molto difficile. Bisogna basarsi su aneddoti, osservazioni, supposizioni. Ognuno può farsi la propria idea su queste teorie e, almeno per il momento, non c'è un modo esatto per esculdere con certezza né la loro veridicità né la loro fallacia. Quello che è certo è che, da adulti, non ci rimangono ricordi coscienti né del parto né dei primi tre anni di vita.

Però alcune cose le sappiamo. Sappiamo che il bambino, già in utero, è un piccolo essere umano, con la sua esperienza della vita e le sue memorie. Quindi come un essere umano va trattato.

Monday, 6 July 2015

PIANO DEL PARTO

Nel parto, mamma e bambino attraversano un cambiamento importante, fondamentale, irrevocabile come la morte.

Una doula eccezionale - Liliana Lammers
Scrivere un piano del parto è contemporaneamente come fare l'esame scritto della patente e parlare di sesso al proprio partner. Non ci prepara esattamente a quello che succederà, ma ha due grandi vantaggi:

1. Ci mette nelle condizioni di essere pronte, qualsiasi cosa ci venga incontro;

2. Ci permette di massimizzare il piacere e minimizzare il dolore (o anche solo il fastidio, perché abbiamo visto che il fastidio è cosa seria e decisamente non grata* nelle ore attorno al parto).

Scrivere un piano del parto non vuol dire illudersi di poter controllare tutto quello che succederà, o indulgere in desideri di edonistica perfezione. Scrivere un piano di parto vuol dire informarsi, decidere e avere il coraggio di chiedere (o pretendere, se ce ne fosse bisogno) quello che ci serve.

Al di là di quello che ciascuna di noi fa nel resto della sua vita (la maestra, la regista, la collaboratrice domestica, la poliziotta), non partoriamo per "non dare fastidio al primario". Non partoriamo per "fare le brave". Non partoriamo "per essere presentabili". Non partoriamo "per farci fare i complimenti". Non partoriamo "per fare silenzio". Non partoriamo "per fare rumore". Non partoriamo "per avere un'esperienza bella e forte". Tutte le cose fra virgolette possono al massimo essere degli infimi effetti collaterali del fatto che partoriamo per dare la Vita.

Friday, 3 July 2015

INTERVISTA A FRANCESCA ALBERTI, PRESIDENTE DI INNECESAREO.

Riprendiamoci il parto! Anche l'allattamento sarà più facile. (Francesca Alberti)



dalla pagina facebook di Innecesareo


Qualche settimana fa abbiamo avuto il piacere e l'onore di intervistare la presidente di Innecesareo Onlus, prima associazione di volontariato in Italia ad occuparsi di prevenzione cesarei non necessari, promozione VBAC (parto vaginale dopo cesareo) e sostegno emotivo post cesareo o parto medicalizzato.

Francesca Alberti, consulente professionale in allattamento IBCLC, doula e sei volte mamma, non solo è una persona gentile, aperta e generosa, ma anche estremamente rigorosa e preparata. Abbiamo scelto cinque delle mille domande che avremmo voluto farle e riportiamo qui quello che Francesca ci ha raccontato in merito alla spinosa questione del parto cesareo in Italia.


1. Sei  la presidente di Innecesareo. Perché vi dedicate alla missione di ridurre il numero di cesarei?

Crediamo che il cesareo sia un intervento importante, un vero salva-vita per mamma e bambino quando davvero necessario, ma teniamo a ricordare che è anche un intervento di chirurgia addominale maggiore che non può e non deve diventare la normale modalità di nascita. Innecesareo ha profonda fiducia che le donne abbiano in sè tutte le competenze e la possibilità di avere un parto vaginale sano e che questo sia la norma biologica. In realtà sento che si è un po' capovolto tutto e personalmente credo che ci siano stati "rubati" parto e allattamento. Penso inoltre che sia importante che le donne ritornino ad essere consapevoli, informate correttamente, ma soprattutto “padrone” del proprio corpo e dell'intero evento nascita.

Friday, 5 June 2015

Una storia di parto bellissima

Z., nata il 18 Aprile
con un parto che la sua mamma definisce
"dolce e indimenticabile"

Ricevere storie come questa ci riempie il cuore.
La traduciamo per voi.  Se ogni donna incinta sentisse solo esperienze così, anziché le infinite storie dell'orrore che un certo folklore anni '50 ci ha abituati a considerare normali, le esperienze di parti positivi tornerebbero ad essere quello che in realtà sono: la norma, non l'eccezione.

Non è tutto perfetto, né tutto esattamente come la mamma aveva desiderato. Ma aveva gli strumenti per rimanere in controllo, della situazione e del suo corpo, e li ha usati in modo meraviglioso.

"Cara Cecilia,
abbiamo dato il benvenuto al mondo alla nostra piccola Z. il 18 Aprile alle 11.20am. Pesava 3kg48g ed è assolutamente perfetta.
Sono così così orgogliosa di dire di essere una Mamma-Hypnobirthing: il parto è stato esattamente come ne abbiamo parlato e senza dubbio l'esperienza della mia vita in cui mi sono sentita più capace e potente (in inglese empowering).

Monday, 18 May 2015

UN PARTO POSITIVO NON E' UN PARTO PERFETTO

Anche noi di IPP sappiamo che nulla nella vita è solo positivo. Rispettiamo e onoriamo anche le ferite.



Google Image


Scrivere di gravidanza e parto è come essere un elefante in una sala di cristalli. Per quanto si cerchi di esprimersi con moderazione e rispetto, si finisce sempre per gettare inavvertitamente sale su ferite aperte.

Il fatto è che a noi mamme (presenti e future) le ferite (subite e temute) non mancano. Per dare al mondo i nostri figli, ci dobbiamo aprire andando contro ogni istinto di auto-difesa (perché l'istinto di preservare la specie lo batte), diamo spazio, ci dilatiamo, ci laceriamo, ci lasciamo tagliare dal bisturi. Comunque vada, il nostro corpo porterà per sempre ferite e cicatrici, più o meno visibili, più o meno dolorose.

E così anche la nostra mente.

E così anche il nostro cuore (chiamatelo pure "sede delle emozioni" se la parola "cuore" vi dà la nausea appena la leggete).

Elaborare quello che ha ferito la nostra mente e il nostro cuore è importante tanto quanto esercitare il pavimento pelvico dopo il parto...e altrettanto faticoso (o forse di più).

Dopo il mio primo parto ero felice. Il mio bambino era sano. Io ero sana. Il mio travaglio era stato lungo ed intenso. Stressante a momenti. Come una ferrata un attimo troppo alta per il mio livello alpinistico. Meraviglioso.
Tutto si era svolto nel rispetto più totale della mia fisiologia, mio marito e la mia ostetrica erano stati meravigliosi. Raphaël ha subito imparato a poppare e (dopo il normale dolore ai capezzoli -mitigato alla grande dalla meraviglia- della prima settimana) l'allattamento proseguiva a gonfie vele. Ero veramente sinceramente pienamente felice.

Eppure.

Monday, 11 May 2015

PREPARARE IL PRIMO PARTO. Ovvero come reinventare l'acqua calda.


Nadia allo studio Triyoga




Ho sempre voluto avere una famiglia ma fino a 27 anni non mi sono mai posta il problema del parto.

Mia mamma (post-sessantottina senza peli sulla lingua) mi aveva detto una cosa del tipo "Senti male sì, ma è un male che ha un senso. Un po' come quando vai di corpo: fai uno sforzo, ma poi ti senti meglio." Devo aver avuto 15 anni e l'ho presa sul personale. Ecco un'altra ottima ragione per indignarmi contro di lei, madre snaturata che mi paragonava alle sue feci, oltre a farmi rientrare a mezzanotte il sabato sera e a non comprarmi i Levi's 501.

Dodici anni dopo sono rimasta incinta. Abitavo a Londra. Quando rimani incinta già ti poni tante domande. Lontana da casa le triplichi. Devi reinventare l'acqua calda tu da sola.

Il mio primo istinto è stato: "Un medico! Devo vedere un medico!" Raphaël era stato concepito da due settimane e un giorno e io già mi precipitavo in ambulatorio: "Sono incinta! Fate qualcosa!!" "Signora, ritorni fra tre mesi. Per ora non c'è nulla da fare" Eh?? No no no, non è possibile: questi medici inglesi sono delle mezze pippe. Mi serve un medico privato. "Buongiorno dottore, sono incinta." "Signora, ritorni fra tre mesi. Per ora non c'è nulla da fare. Sono 70 Sterline."

Insomma i medici, gratis o a pagamento, non mi hanno saputa aiutare.

Monday, 4 May 2015

A 10 ore dal parto.


Kate e WIlliam portano a casa la loro piccolina. Nata da 10 ore.

Qui in UK la piccola Royal Baby ha oscurato anche il dibattito politico.
Vederle andare a casa a 10 ore dal parto, come fa ogni mamma sana con un bimbo sano qui, -a parte mettermi di fronte alla insuperabile tragicità dei miei capelli, che quella messa in piega a me non sta neanche appena uscita dal parrucchiere- mi ha fatto ripensare ai 3 giorni passati in ospedale quando è nata la mia bimba. E alle persone con cui li ho condivisi.
7 anni fa, restare in ospedale 3 giorni dopo il parto mi sembrava sensato. Se non altro è stato istruttivo.

Quando sono arrivata, ancora incredula di avere una bimba tra le braccia e che fosse mia, dei sei letti nella stanza solo 2 erano occupati. La bionda accanto alla finestra, quella con l'aria inspiegabilmente fresca e riposata, me la ricordavo dalla sera prima. Eravamo entrate in ospedale insieme verso le 20.00. Il suo bimbo, mi dice, è nato alle 22. La mia alla una e mezza. Del pomeriggio del giorno dopo.
Come avrei presto capito, lei era LaMamma-che-è-tutto-facile. 
L'altra ragazza con la faccia incazzatissima guardava, rigorosamente senza prenderla in braccio, una bimba nella cullina che urlava disperata. Avrebbe passato i seguenti due giorni impegnata alternativamente (e a volte contemporaneamente) nelle seguenti attività: lamentarsi del dolore, lamentarsi della bimba che piangeva, lamentarsi dell'assenza di latte. Semplicemente, emetteva lamenti non sempre verbali ma continui, rigorosamente senza prendere in braccio la bambina. Di fronte alle ostetriche che spiegavano come la piccolina avesse bisogno di conforto e di stimolare il seno per produrre il latte lei opponeva un fermo lamentosissimo rifiuto: non la voleva viziare. LaMamma-che-si-rende-tutto-difficile.
Io in mezzo a queste due, cercavo la mia via. Concentrata principalmente sul tagliare il mondo fuori per capire dove cavolo fosse.
Compito reso molto arduo dall'arrivo del terzo soggetto: LaMamma-stressata. "Ma a me un figlio isterico mi doveva capitare?!" la sento dire urlare mentre scuote il bambino cercando, abbastanza ovviamente senza molto successo, di attaccarlo al seno. La suoneria del suo cellulare fa ancora parte dei miei incubi peggiori.

Perché le cose per la prima mamma fossero facili non è un mistero: era al terzo figlio. Maneggiava il piccolino con una disinvoltura che io mi sognavo, terrorizzata com'ero di storcere un braccio o lasciare cadere. A riprova che un po' di esperienza non guasta per facilitarsi le cose.
Le altre due erano come me: stessa fascia di età, totalmente alle prime armi. Ma ai loro occhi ero io l'aliena: quella serena nonostante la lacrima facile, la cui figlia non piangeva, con montata lattea efficace prima di lasciare l'ospedale. "Ma come fai?" Mi è stato chiesto. A me!? Che sono andata in bagno, sono svenuta e sono venuti a ripescarmi dopo 15 minuti?? Che mi sento morire di fronte all'immane cosa che mi ritrovo tra le braccia!? Però era vero: sembrava che a me le cose venissero almeno un po' più facili. Se non altro perché sorridevo. E mia figlia non passava la maggior parte del tempo a urlare.

E' difficile per tutti. E come tutte le cose difficili, quando manca l'esperienza per semplificarle, restano solo due cose da fare: prepararsi, e poi avanzare con calma. Sono questi due elementi che sembrano mancare spesso in molte mamme. E se c'è colpa, non è certo da imputare a quelle mamme. Supportare una donna in quel passaggio delicatissimo in cui diventa mamma sembra un compito che la società non ritiene di avere e che le famiglie spesso traducono in oppressivo controllo. Disinformato supporto. 
A me all'inizio è andata bene per mille motivi e senza nessun merito (le ombre sono venute dopo, per strade diverse che non erano quelle della mia bambina), principalmente perché pur senza esserlo credevo di essere pronta. Ho creduto di essere pronta perché da sempre amo leggere e qualche pagina sensata, tra i tanti manuali pratici, mi è passata per le mani. Ho creduto di essere pronta perché ho avuto la fortuna di incappare in una maestra di yoga che mi ha dato dritte intelligenti su come gestire il travaglio in prima persona e non per interposta dottore e stimolato il desiderio di preparare un parto da ricordare.
Mi sono sentita pronta perché avevo accanto un marito e una mamma che mi hanno fatto, ognuno a suo modo, il nido intorno: senza un consiglio, un'interferenza, lasciandomi il tempo e lo spazio di connettermi con la mia bambina.

C'è una sapienza originaria che si riattiva nel diventare mamma. SE la si lascia riattivare. Se noi pretendiamo che ci venga lasciato il tempo di riattivarla, o se qualcuno intorno a noi, più saggio di noi o semplicemente già scottato, ci mette nelle condizioni perché questo accada.
E non è il diritto all'epidurale; non è il corso su quelle 4 regole per un buon allattamento; non è la tecnica per respirare; non è Tracy Hogg e non è Estivill. Non è neanche il mio amato Hypnobirthing, anche se francamente di tutte le cose è quella che ci va più vicino.
E' qualcosa che viene da dentro: come l'istinto, o in mancanza di quello almeno il buon senso.
Qualcosa che non sia la disinformata disorganizzazione che a volte sembra imperare nel panico delle prime ore quando tutti quelli che dovrebbero farsi da parte e tacere hanno qualcosa da fare e da dire. 

Friday, 1 May 2015

6 BUONE RAGIONI PER PROGRAMMARE UN CESAREO

http://kcamfam.blogspot.co.uk

Dopo aver parlato del parto a domicilio passiamo all'altro estremo: il parto cesareo programmato (del parto cesareo d'emergenza parleremo in un post a sè). Anche se spesso questo tipo di parto viene associato alla freddezza della camera operatoria, l'esperienza del bambino e della mamma non deve necessariamente essere negativa. Il parto cesareo può essere un parto positivo, nel quale dolcezza e amore trovano il loro posto*. 

Nella nostra esperienza personale non abbiamo riscontrato nessun motivo valido per sottoporci a questo intervento (abbiamo avuto la fortuna di avere delle gravidanze senza complicazioni), ma abbiamo in programma due interviste a mamme con esperienza di parto cesareo: una che l'ha vissuto positivamente e una che l'ha vissuto negativamente. Non esitate a farvi avanti se volete dire la vostra

Per il momento, limitiamoci ai fatti e ai protocolli medici.

Wednesday, 15 April 2015

Erezione, sale parto e tigri dai denti a sciabola. E hanno anche senso tutti insieme.

Il parto è un processo involontario e non si può aiutare un processo involontario. 
L'obiettivo è non disturbarlo. 
(Michel Odent)


Google Image


No, non siamo impazzite e non siamo neanche di ritorno da un weekend ad Amsterdam: erezione, parto e tigri dai denti a sciabola sono tutti elementi di una stessa storia. Si tratta di successo e di fallimento, di pericolo e di riparo, di vita e di morte.
Immaginiamoci due scenari, uno maschile e uno femminile, e cerchiamo di capire.