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Thursday, 22 October 2015

La data presunta del parto è appunto PRESUNTA

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Lo avevamo già suggerito qui, tra le 3 cose che bisogna subito smettere di fare, che guardare il calendario non è cosa molto utile, ma quello del "termine" della gravidanza è un tema che si merita un post tutto per sé. Perché quella che a noi sembra una data tanto rassicurante non solo non ha alcuna aderenza col reale (solo il 4% dei bambini nasce in quella data) ma è anche, potenzialmente, alquanto subdola.

Ce la piantano in testa al primo appuntamento col medico, quella data: un giorno preciso e determinato. Come se veramente qualcuno potesse sapere quando un bambino verrà al mondo, considerato che la gravidanza umana è perfettamente fisiologica tra 37 e 42 settimane.
Se solo il 4% dei bambini nasce alla data PRESUNTA del parto, in effetti, è proprio perché quella data è PRESUNTA. Una convenzione. Un piccolo delirio di onnipotenza, anche, diciamolo.
E un comprensibilissimo desiderio di sapere, controllare, prevedere da parte di noi mamme. Che ci caschiamo sempre con tutte le scarpe nel tranello del "termine": piccola illusione di certezza in quella zona così sfumata e travolgente che è la nostra pancia dentro cui cresce un bambino. Lo abbiamo già detto qui: siamo soglie metafisiche senza neanche sapere cosa sia la metafisica, il minimo che possiamo fare è mettere una croce sul calendario. Ad ancorarci a un qui e ora che renda il tutto meno sfuggente.
E, abituate a una vita dove avere date e orari ha senso e utilità, applichiamo, o lasciamo che altri applichino, più o meno inconsapevolmente- la stessa mentalità logistico organizzativa alla nostra gravidanza.
Il problema non è tanto che la data non ha senso vero, perché appunto è convenzionale e tiene conto di una durata del ciclo mestruale media di 28 giorni, che è una media.
Il problema è che a quella data restano incollati come alghe viscide una serie di pensieri -prima- e di scelte -poi- che non sono affatto neutri.

Thursday, 24 September 2015

Quando il parto uccideva. 3 cose che è bene ricordare.

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Quando si parla di parto rispettato, de-medicalizzazione del parto o addirittura -sacrilegio!- parto in casa c'è un muro contro cui inesorabilmente andiamo tutte a sbattere. E' la voce sinceramente convinta, quando non risentita, con cui l'interlocutore ci ribatte: "Ma di parto si moriva!"
Di fronte all'apparente inconfutabilità di questa frase, il terrore che sempre nella nostra cultura subdolamente segue l'argomento "parto" guadagna terreno e si rimette al comando.

Di parto si moriva. E anche parecchio, è vero. Nell'800, per non sbagliare, alla donna in travaglio si dava l'estrema unzione!
E si moriva di influenza.
E di morbillo.
E anche di infezioni propagate da a un taglietto nel dito.
La brutta notizia è che lo scocciante fatto che tutti dobbiamo morire non l'abbiamo ancora risolto.
La buona notizia è che sperare di diventare nonne non è poi così assurdo.

Il punto è che noi ci siamo abituate a pensare al parto come un pericolo cui scampare. Sempre e comunque. Una prova sadica che la vita ci pone davanti e qualche professionista iperqualificato forse ci aiuterà a superare.
E questa mentalità è urgente, veramente urgente, prenderla a picconate.

Ci sono (almeno) 3 cose che è bene ricordare quando il nostro interlocutore -o la vocina saccente in fondo alla nostra testa- alza il ditino per dirci che "Di parto si moriva!"

Monday, 13 July 2015

Induzione: tutta la verità, solo la verità, nient'altro che la verità

Se più del 40% delle donne ha bisogno di ossitocina sintetica per progredire normalmente forse dobbiamo rivedere il nostro concetto di normale. (Cit.)

Pochi temi sono confusi e offuscati da usanze e convinzioni mai messe in discussione dagli anni '50 come l'induzione del parto.
Si parla di induzione con una disinvoltura allarmante, quando non con rassegnazione.
Cosa bisogna veramente sapere dell'induzione del parto?

1) "Il parto non dovrebbe mai essere indotto per convenienza e l'induzione del travaglio dovrebbe essere riservata a specifiche condizioni mediche. Nessun'area geografica dovrebbe avere tassi di induzione superiori al 10%."
E no, non lo diciamo noi 2 visionarie de IPP.
Sono le raccomandazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità in materia.

Ricordarselo, ogni volta che qualcuno discute l'induzione, è il primo passo verso una scelta consapevole.
Perché non tutte lo sanno, e certo alcuni professionisti non troppo rispettosi preferiscono farci credere che sia una scelta obbligata, ma:

2) L'induzione è una scelta. Della donna.

Monday, 6 July 2015

PIANO DEL PARTO

Nel parto, mamma e bambino attraversano un cambiamento importante, fondamentale, irrevocabile come la morte.

Una doula eccezionale - Liliana Lammers
Scrivere un piano del parto è contemporaneamente come fare l'esame scritto della patente e parlare di sesso al proprio partner. Non ci prepara esattamente a quello che succederà, ma ha due grandi vantaggi:

1. Ci mette nelle condizioni di essere pronte, qualsiasi cosa ci venga incontro;

2. Ci permette di massimizzare il piacere e minimizzare il dolore (o anche solo il fastidio, perché abbiamo visto che il fastidio è cosa seria e decisamente non grata* nelle ore attorno al parto).

Scrivere un piano del parto non vuol dire illudersi di poter controllare tutto quello che succederà, o indulgere in desideri di edonistica perfezione. Scrivere un piano di parto vuol dire informarsi, decidere e avere il coraggio di chiedere (o pretendere, se ce ne fosse bisogno) quello che ci serve.

Al di là di quello che ciascuna di noi fa nel resto della sua vita (la maestra, la regista, la collaboratrice domestica, la poliziotta), non partoriamo per "non dare fastidio al primario". Non partoriamo per "fare le brave". Non partoriamo "per essere presentabili". Non partoriamo "per farci fare i complimenti". Non partoriamo "per fare silenzio". Non partoriamo "per fare rumore". Non partoriamo "per avere un'esperienza bella e forte". Tutte le cose fra virgolette possono al massimo essere degli infimi effetti collaterali del fatto che partoriamo per dare la Vita.