Showing posts with label Cervello. Show all posts
Showing posts with label Cervello. Show all posts

Friday, 6 November 2015

Allenamento mentale per un parto dolce: un decalogo


© Headspace

1 Resta tu alla guida
Che sembra una banalità. Eppure è il primo errore che facciamo tutte: "Sono incinta! Qualcuno faccia qualcosa!".
Come se la gravidanza fosse qualcosa da cui lasciarci passivamente investire. E invece no: quel bambino lo stiamo facendo noi, attivamente. Lo nutriamo col cibo che ingeriamo e la biochimica delle nostre emozioni. Guidiamo noi.
E mettiamoci in testa da subito di continuare a guidare anche al parto.

2 Prendi una decisione solo dopo aver raccolto TUTTE le informazioni
Corollario del punto 1 è il punto 2: ogni decisione è una scelta. Che va compiuta liberamente, come è nostro diritto. E va compiuta in modo informato: come è nostro dovere.
Le procedure dell'ospedale vanno conosciute, analizzate e scelte, se del caso anche messe in discussione (soprattutto quando in palese disaccordo con le linee guida dell'OMS). Necessitano il nostro consenso informato.
Solo conoscendo veramente tutte le opzioni e implicazioni possiamo dire di aver scelto davvero. E allora prepariamoci a distinguere i pezzetti di folklore sociale e medicina difensiva rimasti impigliati nel sistema dagli inestimabili strumenti che professionisti aggiornati e competenti sanno offrirci.

Tuesday, 29 September 2015

MAMME AL TIMONE



Come sapere se stai facendo la cosa giusta.


La Nike non chiede permesso a nessuno.


Chissà chi chissà quando si è inventato l'idea che ci sia una cosa giusta da fare quando si è genitori.
Tutto comincia quando sei incinta.
Test positivo? Ecco la lista delle cose giuste

1. Lava tutto con l'Amuchina e non mangiare insalata al ristorante.
2. Vai dal dottore.
3. Tieni il segreto fino al terzo mese. 
4. Non portare pesi.
5. Non fare sport. *


Sorvoliamo sul fatto che queste cinque raccomandazioni lasciano il tempo che trovano 
(1. È infatti estremamente probabile che un gatto infetto abbia pisciato sull'insalata coltivata nella plastica di una serra spagnola. 
2. Solo un dottore può sapere come stai. Mi raccomando non ascoltarti mai! 
3. Così salvi la faccia se per caso fallisci - perché di fallimento si tratta. Sia chiaro che la tua famiglia e i tuoi amici non sono una grande risorsa e non ti staranno mai vicini nel caso il piccolino ti lasci.
4. Quindici chili di primogenito si possono portare, ma due chili di spesa no. Evidente.
5. Così se poi per caso qualcosa va storto non vieni a dare la colpa a me. )

Lasciamo perdere che queste cinque piccole frasi dall'aria innocente ti costringono subito nel ruolo della paziente che deve fare la brava altrimenti attirerà su di se e su suo figlio infinite disgrazie.

E stendiamo un velo pietoso sul fatto che in loro è già racchiusa la Grande Maledizione di Tutte le Mamme: se dovesse accadere qualcosa di negativo, sarà colpa tua. Se le cose andranno bene, sarà grazie a qualcun altro (Medico, Farmacista, Dietologo, Papà, Nonna, Prozia…anche Fortuna a volte. Te no).


Nonostante tutto, queste raccomandazioni, un merito, ce l'hanno: sono esplicite.
Una sa di cosa si tratta. Può pensarci, rifletterci, eventualmente rifiutarle.


Invece poi quando il bambino arriva e l'espressione della sua individualità inizia a venire in contrasto con la nostra (dopo un giorno, dopo sei settimane, dopo due anni… dipende), ecco che ci guardiamo intorno per capire quale sia la cosa giusta da fare e troviamo il nulla.
Cioè troviamo trentamila libri con diecimila metodi impossibili da mettere in pratica e che si contraddicono uno con l'altro.

Però noi ci ostiniamo a credere che ci sia una verità e che da qualche parte ci sia qualcuno che la conosce...e che ci giudica se per caso infrangiamo una delle sue leggi ferree.


Deve dormire in camera nostra o nella sua cameretta? È normale che pianga quando lo porto all'asilo? È giusto che stia con la nonna? Qual'è l'intervallo ideale fra il primo e il secondo figlio? Il web pullula di domande di questo tipo e di risposte più o meno perentorie da parte di esperti più o meno qualificati, più o meno in buona fede. 

E allora noi ci sentiamo come quando a scuola non ci eravamo preparate per l'interrogazione di storia: non abbiamo imparato la lezione e il giudizio sarà tremendo.


"Ho lasciato addormentare il bambino alla tetta." Diciamo abbassando gli occhi con aria contrita.
"Dopo cinque minuti sono andata a prenderlo perché non ce la facevo a sentirlo piangere così. Sono stata debole."
" Cedo sempre quando fa i capricci."
E giù di "mea culpa" dalla mattina alla sera e dalla sera alla mattina (visto che spesso siamo sveglie anche la notte...e quale miglior momento per sentirsi una m***da se non la notte?).


La buona notizia è che questo "Dio delle Mamme" che controlla e giudica NON ESISTE. La cosa giusta da fare NON C'È.
Ci sono tante coppie mamma-bambino. Ogni mamma è diversa. Ogni bambino è diverso. 
Ci sono tante soluzioni quante ci sono bambini (chi ha due figli o più confermerà). 
Se proprio vogliamo credere in un Dio delle Mamme, facciamo che sia quello che ci aiuta a trovare la soluzione giusta per noi.


La brutta (ma poi neanche così brutta) notizia è che quel lavoro di giudizio dobbiamo farlo noi, a monte. Sta a noi decidere se sia giusto o no per nostro figlio e per noi, adesso, che lui (per fare un esempio a caso) si addormenti alla tetta. Cosa ci ricava lui? (Il Nirvana? Nutrimento? Conforto? Controllo su di noi?) Cosa ci ricaviamo noi? (Un po' di pace? Una bella coccola? Una schiavitù?) Cosa costa a lui? Cosa costa a noi?
Volta per volta, si considera, si pondera, si decide. E poi si fa a testa alta. Senza mea culpa e senza scuse.

Il bambino ciuccia beato e si abbandona lentamente a Morfeo? Godiamoci la coccola e la pace.
Viviamo la poppata serale come una schiavitù? Mettiamo biberon e papà a buon uso e godiamoci un momento per noi.
Non sopportiamo di sentir piangere nostro figlio? Beato lui: ha una mamma che sa mettersi nei suoi panni. Imparerà presto anche lui a ricambiare.
Ci sentiamo manipolate dai pianti del nostro bambino? Annunciamo chiaramente qual'è il nostro limite e applichiamolo con costanza. Nostro figlio avrà un ottimo modello di espressione dei propri bisogni.


Sta a noi di decidere.
Siamo noi la massima autorità.
Gli altri (nonne, vicini, dottori, pedagogisti, psicologi, filosofi e neuroscienziati) sono meri consulenti che possono fornirci informazioni sulla base delle quali noi prenderemo le nostre decisioni.


Siamo al timone di una nave unica e irripetibile. Abbiamo la responsabilità e abbiamo il potere. Esercitiamoli con giudizio e godiamoci la rotta.


Google Image


* Questo articolo non consiglia a tutte le mamme di ignorare queste regole. Qui si mette la mamma dove deve stare: al timone della sua vita e a quella di suo figlio. Hai bisogno di insalata? Rifletti e se è il caso, mangiatela. Io (Silvia), durante la mia prima gravidanza, ho messo su 25 chili a forza di panini al prosciutto e formaggio del bar sotto lavoro. Non sono più convinta di aver avuto un comportamento  particolarmente saggio.

Tuesday, 15 September 2015

Chi parla bene pensa bene. E partorisce meglio. Anche un VBAC.


Dove inizia un buon parto?
Nella sala del ginecologo? Sbagliato.
In sala parto? Sbagliato.
Un buon parto inizia nella nostra testa.

Quando inizia un buon parto?
Alla morfologica quando ci dicono che va tutto bene? Sbagliato.
Quando entriamo in ospedale? Sbagliato.
Un buon parto inizia prima ancora di aver concepito nostro figlio.

Il parto inizia a prendere forma nella nostra testa prima ancora che il nostro corpo sia in grado di accoglierlo un figlio, figuriamoci partorirlo. Inizia nella nostra testa di bimbe: quando davanti a una bambola sappiamo che la pancia da cui ci si aspetta che debba uscire è la nostra, non quella di nostro fratello.

E' da quel momento che il nostro cervello inizia ad assorbire input riguardo al nostro diventare madri. E come fa per tutto il resto delle esperienze della vita, inizia a costruirsi un database -prevalentemente inconscio- di informazioni e immagini a cui attingeremo -prevalentemente inconsciamente- al momento buono.

Monday, 13 July 2015

Induzione: tutta la verità, solo la verità, nient'altro che la verità

Se più del 40% delle donne ha bisogno di ossitocina sintetica per progredire normalmente forse dobbiamo rivedere il nostro concetto di normale. (Cit.)

Pochi temi sono confusi e offuscati da usanze e convinzioni mai messe in discussione dagli anni '50 come l'induzione del parto.
Si parla di induzione con una disinvoltura allarmante, quando non con rassegnazione.
Cosa bisogna veramente sapere dell'induzione del parto?

1) "Il parto non dovrebbe mai essere indotto per convenienza e l'induzione del travaglio dovrebbe essere riservata a specifiche condizioni mediche. Nessun'area geografica dovrebbe avere tassi di induzione superiori al 10%."
E no, non lo diciamo noi 2 visionarie de IPP.
Sono le raccomandazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità in materia.

Ricordarselo, ogni volta che qualcuno discute l'induzione, è il primo passo verso una scelta consapevole.
Perché non tutte lo sanno, e certo alcuni professionisti non troppo rispettosi preferiscono farci credere che sia una scelta obbligata, ma:

2) L'induzione è una scelta. Della donna.

Wednesday, 15 April 2015

Erezione, sale parto e tigri dai denti a sciabola. E hanno anche senso tutti insieme.

Il parto è un processo involontario e non si può aiutare un processo involontario. 
L'obiettivo è non disturbarlo. 
(Michel Odent)


Google Image


No, non siamo impazzite e non siamo neanche di ritorno da un weekend ad Amsterdam: erezione, parto e tigri dai denti a sciabola sono tutti elementi di una stessa storia. Si tratta di successo e di fallimento, di pericolo e di riparo, di vita e di morte.
Immaginiamoci due scenari, uno maschile e uno femminile, e cerchiamo di capire.

Monday, 30 March 2015

CERVELLI IN SALA PARTO (E ALTROVE) , Pt.2: LA NEOCORTECCIA

Google Image


Molto utile sul posto di lavoro, il giorno del parto la parte logica del nostro cervello è un po' una palla al piede. Come per tutte le palle al piede, il segreto sta nel riuscire a farla muovere senza farsi male. Per fare questo, dobbiamo imparare a conoscerla almeno un po'.

La neocorteccia è lo strato più esterno del cervello, quello che si occupa di cose complicate come l'attenzione, la pianificazione, il linguaggio e la coscienza. È grazie a questa parte che abbiamo prodotto la Divina Commedia, abbiamo elaborato la legge della relatività e costruito il Burj Califa. Più prosaicamente, è questa la parte con cui calcoliamo le rate del mutuo.
Alla neocorteccia piace controllare e capire. Non crede nei miracoli ed è molto diffidente di tutto ciò che a un miracolo assomiglia. La neocorteccia è terrorizzata dal parto, e anche una cosa profonda e radicale come diventare madre non la fa sentire molto bene.

Wednesday, 25 March 2015

CERVELLI IN SALA PARTO (E ALTROVE) pt. 1

Il cervello dà la vista al cuore. Il cuore dà al cervello la visione. (Kall)

Google Image

Il cervello, a differenza dell'utero, ci sembra di conoscerlo bene.
"Tutto muscoli niente cervello", "Usa il cervello!" "Anche se mi scervello, non ci capisco niente." E poi ci sono frasi come "Usa la testa!" "Testa vuota." "Testa fra le nuvole." … Ne parliamo spesso, di questo organo e del suo guscio così duro.

Di solito ci riferiamo al cervello come a quella parte di noi che si occupa di sapere le cose che ci hanno insegnato a scuola, di calcolare risultati, di risolvere problemi.
E allora cosa c'entra il cervello con il parto? Un fico secco. Tanto quanto c'entra con un'operazione d'appendicite, no? Il parto è una cosa che succede in una parte del corpo che il cervello non può controllare, giusto?

NO.