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Friday, 6 November 2015

Allenamento mentale per un parto dolce: un decalogo


© Headspace

1 Resta tu alla guida
Che sembra una banalità. Eppure è il primo errore che facciamo tutte: "Sono incinta! Qualcuno faccia qualcosa!".
Come se la gravidanza fosse qualcosa da cui lasciarci passivamente investire. E invece no: quel bambino lo stiamo facendo noi, attivamente. Lo nutriamo col cibo che ingeriamo e la biochimica delle nostre emozioni. Guidiamo noi.
E mettiamoci in testa da subito di continuare a guidare anche al parto.

2 Prendi una decisione solo dopo aver raccolto TUTTE le informazioni
Corollario del punto 1 è il punto 2: ogni decisione è una scelta. Che va compiuta liberamente, come è nostro diritto. E va compiuta in modo informato: come è nostro dovere.
Le procedure dell'ospedale vanno conosciute, analizzate e scelte, se del caso anche messe in discussione (soprattutto quando in palese disaccordo con le linee guida dell'OMS). Necessitano il nostro consenso informato.
Solo conoscendo veramente tutte le opzioni e implicazioni possiamo dire di aver scelto davvero. E allora prepariamoci a distinguere i pezzetti di folklore sociale e medicina difensiva rimasti impigliati nel sistema dagli inestimabili strumenti che professionisti aggiornati e competenti sanno offrirci.

Tuesday, 15 September 2015

Chi parla bene pensa bene. E partorisce meglio. Anche un VBAC.


Dove inizia un buon parto?
Nella sala del ginecologo? Sbagliato.
In sala parto? Sbagliato.
Un buon parto inizia nella nostra testa.

Quando inizia un buon parto?
Alla morfologica quando ci dicono che va tutto bene? Sbagliato.
Quando entriamo in ospedale? Sbagliato.
Un buon parto inizia prima ancora di aver concepito nostro figlio.

Il parto inizia a prendere forma nella nostra testa prima ancora che il nostro corpo sia in grado di accoglierlo un figlio, figuriamoci partorirlo. Inizia nella nostra testa di bimbe: quando davanti a una bambola sappiamo che la pancia da cui ci si aspetta che debba uscire è la nostra, non quella di nostro fratello.

E' da quel momento che il nostro cervello inizia ad assorbire input riguardo al nostro diventare madri. E come fa per tutto il resto delle esperienze della vita, inizia a costruirsi un database -prevalentemente inconscio- di informazioni e immagini a cui attingeremo -prevalentemente inconsciamente- al momento buono.

Sunday, 19 July 2015

I BAMBINI RICORDANO LA NASCITA?

Il neonato è una persona

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Fino a qualche decennio fa, si credeva (o si fingeva di credere?) che i neonati non percepissero il dolore. In caso di necessità, li si operava quindi senza anestesia. Si ignoravano i loro pianti e le loro grida di dolore - che pure sono lo stimolo al mondo con la maggiore capacità di suscitare empatia - si procedeva a tagliarli e cucirli, e ci si sentiva pure dei benefattori per averlo fatto.

Oggi tutto questo ci sembra disumano. Eppure spesso (troppo spesso!) quando si parla di parto, all'esperienza del bambino viene data poca importanza. Che siano le cosiddette femministe che reclamano il loro diritto all'epidurale e al cesareo, o che siano le cosiddette hippy che perseguono un parto naturale a tutti i costi, il parto è visto da troppe donne come una sfida che riguarda soltanto loro stesse.

Ci sono tante teorie su se e come i bambini ricordino la loro nascita. Visto che per i primi due-tre anni di vita i bimbi non possono raccontarci con parole loro quello che sentono, ricordano e sperano, ci dobbiamo fidare delle loro espressioni e dei loro comportamenti. Ma i piccoli hanno molto meno controllo di noi anche su questi, quindi studiare sistematicamente l'ipotesi che i bambini ricordino la nascita diventa molto difficile. Bisogna basarsi su aneddoti, osservazioni, supposizioni. Ognuno può farsi la propria idea su queste teorie e, almeno per il momento, non c'è un modo esatto per esculdere con certezza né la loro veridicità né la loro fallacia. Quello che è certo è che, da adulti, non ci rimangono ricordi coscienti né del parto né dei primi tre anni di vita.

Però alcune cose le sappiamo. Sappiamo che il bambino, già in utero, è un piccolo essere umano, con la sua esperienza della vita e le sue memorie. Quindi come un essere umano va trattato.

Friday, 3 July 2015

INTERVISTA A FRANCESCA ALBERTI, PRESIDENTE DI INNECESAREO.

Riprendiamoci il parto! Anche l'allattamento sarà più facile. (Francesca Alberti)



dalla pagina facebook di Innecesareo


Qualche settimana fa abbiamo avuto il piacere e l'onore di intervistare la presidente di Innecesareo Onlus, prima associazione di volontariato in Italia ad occuparsi di prevenzione cesarei non necessari, promozione VBAC (parto vaginale dopo cesareo) e sostegno emotivo post cesareo o parto medicalizzato.

Francesca Alberti, consulente professionale in allattamento IBCLC, doula e sei volte mamma, non solo è una persona gentile, aperta e generosa, ma anche estremamente rigorosa e preparata. Abbiamo scelto cinque delle mille domande che avremmo voluto farle e riportiamo qui quello che Francesca ci ha raccontato in merito alla spinosa questione del parto cesareo in Italia.


1. Sei  la presidente di Innecesareo. Perché vi dedicate alla missione di ridurre il numero di cesarei?

Crediamo che il cesareo sia un intervento importante, un vero salva-vita per mamma e bambino quando davvero necessario, ma teniamo a ricordare che è anche un intervento di chirurgia addominale maggiore che non può e non deve diventare la normale modalità di nascita. Innecesareo ha profonda fiducia che le donne abbiano in sè tutte le competenze e la possibilità di avere un parto vaginale sano e che questo sia la norma biologica. In realtà sento che si è un po' capovolto tutto e personalmente credo che ci siano stati "rubati" parto e allattamento. Penso inoltre che sia importante che le donne ritornino ad essere consapevoli, informate correttamente, ma soprattutto “padrone” del proprio corpo e dell'intero evento nascita.

Thursday, 25 June 2015

INTERVISTA A REBECCA, OSTETRICA E CO-CREATRICE DEL GRUPPO S.O.S. PERINEO

L'ostetrica […] cammina al fianco della donna, costruendo la strada da percorrere insieme, bivio dopo bivio.

S.O.S Perineo


Abbiamo accolto con gioia qualche settimana fa la creazione di S.O.S. Perineo, un gruppo facebook creato da due giovani e appassionate ostetriche, e al quale ogni donna italiana (dai 15 ai 105 anni) dovrebbe essere iscritta. Perché il perineo, ce l'abbiamo tutte, anche se non se ne parla mai, e prendersene cura è vitale per la nostra salute, per la qualità della nostra vita in generale e dei nostri parti in particolare.
L'ostetrica e co-fondatrice Rebecca Robino risponde qui alle nostre domande sul ruolo dell'ostetrica e sull'importanza di un perineo sano.

Ci raccontate un po' la vostra storia?
Io e la mia collega Giulia ci siamo laureate nel 2013 e da allora lavoriamo insieme. Abbiamo scelto la strata della LP* perché per noi è l'unica ostetricia che che ti permette di esprimere quello che sei e quello in cui credi, agendo sempre in scienza e coscienza… Siamo amiche sorelle colleghe e senza una non esiste l'altra.

Come vedete la figura dell'ostetrica nel 2015 in Italia?
Il 2015 è stato un anno di grande fermento e anche un po' di confusione: le case di maternità spuntano come funghi, sono sempre di più le libere professioniste...ma ancora tante, tantissime donne non conoscono la figura ostetrica, o peggio ancora, la scoprono attraverso trasmissioni televisive che non ne danno un ritratto realistico. Però c'è aria di cambiamento, tra le colleghe, tra le donne. Non ci resta che seminare e aspettare di raccogliere i frutti negli anni a venire.

Come nasce l'idea di creare S.O.S. perineo?
L'idea è nata dal contatto con le donne, che non conoscono, dimenticano, trascurano questa parte, in una società che ci dice ci dobbiamo tenere i nostri disturbi, non dobbiamo neanche parlarne, dobbiamo tenerceli perché "ce li abbiamo tutte" e magari mettere un bel salvaslip profumato per mascherare anche gli odori. E invece no. Il perineo è centrale, rispecchia la nostra vita: ogni gravidanza, ogni parto, ogni esperienza sessuale, anche traumatica, ogni emozione ha lasciato un segno, nel bene e nel male. Vorrei davvero che in questo gruppo le donne si sentissero libere di dar voce ognuna al proprio vissuto, alle insicurezze, alle curiosità, ai dubbi. Infine, sempre più spesso sentiamo di professionisti diversi e anche molto variegati tra loro che si propongono, magari senza alcune specializzazione, senza alcune esperienza: con l'aiuto di tutte le colleghe specializzate iscritte, vorrei aiutare a fare un po' di chiarezza.

Come può un perineo in forma contribuire a un parto positivo?
Quando si pensa al travaglio e al parto, in genere si pensa immediatamente e quasi esclusivamente all'utero. È vero, lui fa il grosso del lavoro. Al perineo si pensa con timore, pensando solo al momento in cui passivamente dovrà stirarsi passivamente per far passare il bambino, con il rischio che si laceri o peggio ancora venga tagliato. Ed invece il perineo ricopre un ruolo attivo. Immaginiamolo come dei tessuti sovrapposti: il primo che il bambino incontra è una tela robusta, che fa da perno alla movimento di rotazione interna che il bambino compie per incanalarsi; il secondo è come un sipario, che scivola intorno alla testa del bambino e protegge le pareti vaginali e gli organi interni; il terzo ed ultimo strato si distende come un anello e per via riflessa crea quella spinta potente ed irrefrenabile, che arriva dentro e accompagna il bambino fuori dal ventre materno. È chiaro che la salute del perineo è fondamentale in questo meccanismo. E il suo benessere fa parte di un insieme di sistemi che contribuiscono all'equilibrio necessario per la mamma a mettere al mondo una vita.

Qual'è la cosa che ogni donna dovrebbe sapere?
Ogni donna dovrebbe sapere che può riappropriarsi di ogni aspetto della propria femminilità, dal ciclo mestruale, alla gravidanza, al parto, alla menopausa. Non si tratta (solo) di rivendicazioni da femministe, ma del liberarsi dei condizionamento culturali creati su di noi e per noi e tornare a conoscere noi stesse, il nostro corpo in tutte le sue manifestazioni ed espressioni, a dargli fiducia, a saperlo leggere, a riconoscerlo, a non delegare. L'ostetrica nasce proprio con questo obiettivo: non indica la strada da percorrere, ma cammina al fianco della donna, costruendo la strada da percorrere insieme, bivio dopo bivio. Ed infine, concludiamo sottolineando che è piena espressione di un diritto scegliere il professionista a cui affidarsi, cambiarlo in corso d'opera, provare approcci e scuole diverse. Alcune di esse fanno davvero la differenza.



* Libera Professionista (NdE).

Monday, 18 May 2015

UN PARTO POSITIVO NON E' UN PARTO PERFETTO

Anche noi di IPP sappiamo che nulla nella vita è solo positivo. Rispettiamo e onoriamo anche le ferite.



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Scrivere di gravidanza e parto è come essere un elefante in una sala di cristalli. Per quanto si cerchi di esprimersi con moderazione e rispetto, si finisce sempre per gettare inavvertitamente sale su ferite aperte.

Il fatto è che a noi mamme (presenti e future) le ferite (subite e temute) non mancano. Per dare al mondo i nostri figli, ci dobbiamo aprire andando contro ogni istinto di auto-difesa (perché l'istinto di preservare la specie lo batte), diamo spazio, ci dilatiamo, ci laceriamo, ci lasciamo tagliare dal bisturi. Comunque vada, il nostro corpo porterà per sempre ferite e cicatrici, più o meno visibili, più o meno dolorose.

E così anche la nostra mente.

E così anche il nostro cuore (chiamatelo pure "sede delle emozioni" se la parola "cuore" vi dà la nausea appena la leggete).

Elaborare quello che ha ferito la nostra mente e il nostro cuore è importante tanto quanto esercitare il pavimento pelvico dopo il parto...e altrettanto faticoso (o forse di più).

Dopo il mio primo parto ero felice. Il mio bambino era sano. Io ero sana. Il mio travaglio era stato lungo ed intenso. Stressante a momenti. Come una ferrata un attimo troppo alta per il mio livello alpinistico. Meraviglioso.
Tutto si era svolto nel rispetto più totale della mia fisiologia, mio marito e la mia ostetrica erano stati meravigliosi. Raphaël ha subito imparato a poppare e (dopo il normale dolore ai capezzoli -mitigato alla grande dalla meraviglia- della prima settimana) l'allattamento proseguiva a gonfie vele. Ero veramente sinceramente pienamente felice.

Eppure.

Thursday, 7 May 2015

MATRIMONIO E PARTO. LA PREPARAZIONE FA LA DIFFERENZA.

Un matrimonio perfetto
Domenica sono stata ad un matrimonio.
Tutto, ma proprio tutto tutto, era stato predisposto perché la giornata filasse via liscia. Tutti, ma proprio tutti tutti - sposi e ospiti, uomini e donne, onnivori e vegetariani - veleggiavano su una piccola nuvoletta rosa di perfezione.
C'erano giochi per i bambini e sedie per gli anziani, sempre pronti al posto giusto e al momento giusto. C'era una cena nè troppo lunga nè troppo corta. C'era champagne per chi lo voleva e sciroppo di sambuco per chi lo preferiva. C'era un primo ballo nè troppo complicato nè troppo semplice. 
E intanto che nessuno pensava a queste cose perché tutto filava via liscio, una sola grande verità emergeva lampante per tutti: l'amore che legava gli sposi. 

Ci sembra normale passare mesi e mesi a preparare il nostro matrimonio, e quando lo facciamo bene, i risultati si vedono: siamo liberi dai dettagli tecnici, dall'ansia e dalla paura e ci possiamo concentrare sull'essenziale. 

Lo stesso vale per il parto.

Se siamo pronte, se sappiamo come funzionerà il nostro corpo, se abbiamo a portata di mano l'olio essenziale alla lavanda e la palla da pilates (o qualsiasi altro oggetto ci faccia sentire comode e a nostro agio), se il nostro partner è al corrente delle nostre preferenze e desideri, se il personale che ci segue ci conosce...allora ci possiamo rilassare e possiamo concentrarci sull'essenziale: accogliere il nostro piccolo in questo mondo con l'amore e la dolcezza che si merita.

A quanto pare una donna spende in media 120 ore per preparare il suo matrimonio. 40 ore (un'ora per ogni settimana di gravidanza) sarebbero abbondantemente sufficienti per preparare il proprio corpo e la propria mente al parto, e darsi così la chance di un parto positivo. Ne vale la pena.

Il gesto spontaneo che può nascere solo perché tutto il resto è già stato preparato.




Friday, 1 May 2015

6 BUONE RAGIONI PER PROGRAMMARE UN CESAREO

http://kcamfam.blogspot.co.uk

Dopo aver parlato del parto a domicilio passiamo all'altro estremo: il parto cesareo programmato (del parto cesareo d'emergenza parleremo in un post a sè). Anche se spesso questo tipo di parto viene associato alla freddezza della camera operatoria, l'esperienza del bambino e della mamma non deve necessariamente essere negativa. Il parto cesareo può essere un parto positivo, nel quale dolcezza e amore trovano il loro posto*. 

Nella nostra esperienza personale non abbiamo riscontrato nessun motivo valido per sottoporci a questo intervento (abbiamo avuto la fortuna di avere delle gravidanze senza complicazioni), ma abbiamo in programma due interviste a mamme con esperienza di parto cesareo: una che l'ha vissuto positivamente e una che l'ha vissuto negativamente. Non esitate a farvi avanti se volete dire la vostra

Per il momento, limitiamoci ai fatti e ai protocolli medici.

Monday, 20 April 2015

5 buoni motivi per partorire in casa


Silvia e una visita prenatale.

Una di noi (Silvia) ha partorito in casa. Tre bei maschietti arrivati ognuno con i suoi modi, ognuno con i suoi tempi, ma tutti con tanta dolcezza. In questo post Silvia condivide alcune delle ragioni che l'hanno spinta a fare la sua scelta. 
Non vuole certo convincere nessuno a fare lo stesso se la cosa non ispira: ognuna deve scegliere il luogo e il personale che la mette più a suo agio, che la fa sentire più sicura. Ma tutti devono conoscere bene tutte le alternative perché sentir dire che chi partorisce in casa è un hippy incosciente, con le conoscenze e le competenze del 2015, non del 1955, francamente, non si può più sopportare.

1. Andare all'ospedale è rischioso.
Ah, giù quelle facce perplesse! Un attimo, lasciate spiegare.
È vero che all'ospedale ci sono i rimedi per tanti mali: se non ti dilati abbastanza velocemente c'è l'ossitocina sintetica, se sei stremata c'è il forcipe, se va tutto storto c'è il chirurgo pronto a mettere in salvo il tuo bambino, e così via. Vero. E rassicurante. Questa è la condivisibilssima ragione per la quale la stragrande maggioranza delle donne decide di partorire in ospedale. Lungi da noi mettere in discussione questa scelta.

Friday, 17 April 2015

FIGLIE DEL NOSTRO TEMPO

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Se siamo state fortunate, le nostre mamme post-sessantottine (o giù di lì) non ci hanno propinato storie di cavoli e cicogne. Ci hanno raccontato, arrossendo loro malgrado e usando termini come "pisellino" e "patatina", che la mamma e il papà - come le api e i fiori - si facevano un abbraccio speciale e il seme del papà entrava nella pancia della mamma.

Ma per la maggior parte di noi, un velo letteralmente pietoso è stato steso su come il semino germogliato uscisse di lì. E noi ci siamo ben guardate dal chiedere spiegazioni. Le mamme coi pancioni andavano all'ospedale…e uscivano con un bel bambino. E si sa, gli ospedali sono luoghi misteriosi. I dottori maghi con arcani poteri.

Alla post-sessantottina media - liberata sulla fase del concepimento ma forse non altrettanto sulla fase del parto - mancavano le parole per raccontare alla propria figlia (e anche al proprio figlio, se è per questo… ma concentriamoci sulla figlia per questa volta, visto che sarà lei a ritrovarsi in prima linea) quello che succede in sala parto. 
La post-sessantottina media, in sala parto, ha messo la sua vita e la vita di sua figlia in mano ai dottori.
Si è considerata fortunata (e lo era) di essere praticamente sicura di sopravvivere, ha accettato senza batter ciglio di farsi radere là sotto fra una contrazione e l'altra, mentre suo marito scalpitava fumando in sala d'attesa. Ha vissuto l'anestesia peridurale come una liberazione dal dolore e segno tangibile del progresso, "si è riposata" dopo il parto mentre benevole puericultrici si occupavano di sua figlia (se ha fame fuori orario: acqua e zucchero, benvenuta al mondo), ed è tornata a casa con una serie di regole ferree e tabelle orarie volte ad evitare di viziare la neonata.

Wednesday, 1 April 2015

Scarpette di cristallo per la sala parto. Di come la nuova Cenerentola ha molto da dire, anche a una mamma in attesa.

Disney

Se ce l'ha fatta Cenerentola possiamo farcela anche noi.
No, non a sposare il principe, dai...Miriamo un po' più su.
A uscire dal folklore anni '50 in cui era stata relegata!

Cenerentola ha preso la decisione più saggia per una sessantenne. Ritirarsi in buon ordine e lasciare spazio a quattro post-femministe spennacchiate di cartoni senza principi? Giammai. Invecchiare con grazia, piuttosto.
Riappropriarsi di se stessa e della sua zucca, più romantica e luccicante che mai. Rivendicare, uno per uno, tutti i buoni sentimenti di cui è piena: dando loro senso.

Monday, 30 March 2015

CERVELLI IN SALA PARTO (E ALTROVE) , Pt.2: LA NEOCORTECCIA

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Molto utile sul posto di lavoro, il giorno del parto la parte logica del nostro cervello è un po' una palla al piede. Come per tutte le palle al piede, il segreto sta nel riuscire a farla muovere senza farsi male. Per fare questo, dobbiamo imparare a conoscerla almeno un po'.

La neocorteccia è lo strato più esterno del cervello, quello che si occupa di cose complicate come l'attenzione, la pianificazione, il linguaggio e la coscienza. È grazie a questa parte che abbiamo prodotto la Divina Commedia, abbiamo elaborato la legge della relatività e costruito il Burj Califa. Più prosaicamente, è questa la parte con cui calcoliamo le rate del mutuo.
Alla neocorteccia piace controllare e capire. Non crede nei miracoli ed è molto diffidente di tutto ciò che a un miracolo assomiglia. La neocorteccia è terrorizzata dal parto, e anche una cosa profonda e radicale come diventare madre non la fa sentire molto bene.

Wednesday, 25 March 2015

CERVELLI IN SALA PARTO (E ALTROVE) pt. 1

Il cervello dà la vista al cuore. Il cuore dà al cervello la visione. (Kall)

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Il cervello, a differenza dell'utero, ci sembra di conoscerlo bene.
"Tutto muscoli niente cervello", "Usa il cervello!" "Anche se mi scervello, non ci capisco niente." E poi ci sono frasi come "Usa la testa!" "Testa vuota." "Testa fra le nuvole." … Ne parliamo spesso, di questo organo e del suo guscio così duro.

Di solito ci riferiamo al cervello come a quella parte di noi che si occupa di sapere le cose che ci hanno insegnato a scuola, di calcolare risultati, di risolvere problemi.
E allora cosa c'entra il cervello con il parto? Un fico secco. Tanto quanto c'entra con un'operazione d'appendicite, no? Il parto è una cosa che succede in una parte del corpo che il cervello non può controllare, giusto?

NO.

Monday, 23 March 2015

L'utero: questo sconosciuto. (Pt. 1)

Abbiamo circa 5.000 specie di mammiferi sulla Terra, 
e le donne sarebbero le uniche, fra i mammiferi, a non saper partorire? 
Ina May Gaskin

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Siamo abituati a concepire il parto come il dolore più atroce che un essere umano possa provare. E per molte troppe di noi l'esperienza ha confermato questa convinzione. Bene.
Anzi male.
Malissimo.
Se sosteniamo che un dolore insostenibile sia parte integrante della nascita dei cuccioli d'uomo, dobbiamo sostenere anche che l'utero sia l'unico organo su cui il Casuale Ammasso di Atomi che abbiamo già nominato ha toppato clamorosamente. L'unico.

Tuesday, 17 March 2015

Cercando risposte logiche

Partiamo da lontano. Prima, molto prima, di avere un bimbo da portare a casa. Prima, molto prima di decidere se ci rispecchi/soddisfi/serva di più un parto naturale, un cesareo, un'epidurale o quant'altro. Prima di quei nove mesi con le loro meravigliose ambivalenze. Prima di quella pancia che cresce, molto nostra e un poco estranea. Prima di definirci per sempre come mamma e papà.
Prima di tutto: non c'è niente. Dentro l'utero non c'è NIENTE. Il vuoto.
E in quel niente nove mesi dopo c'è un essere umano intero. Minuscolo, certo, ma tutto INTERO.
A pensarci bene bene e visualizzarlo per davvero, quel cosino che dal nulla diventa un bimbo intero fa venire le vertigini. 
A partire da un minuscolo grumo organico il corpo di una mamma è in grado di formare una piccola manina perfetta, con tutte quelle ossa che nessuno si ricorda mai. Almeno 27, pare: 27 ossa, ognuna diversa. E le unghie, di una composizione ancora differente. E anche un naso. Ed un cervello, che ci ricordi di non infilarci le dita. 
E tutto il resto del corpo a cui quella manina servirà per allungarsi verso il mondo. 
Tutto.Il.Resto.Del.Corpo. 
Cuore, polmoni, ogni singola minuscola fibra di tessuto di organi interni, esterni e tutto ciò che li connette e fa funzionare...
Seriamente, che si scelga di riferirsi a Dio, Natura o Ammasso Casuale di Atomi (che se anche è casuale una maiuscola a sto punto se la merita) poco importa: è e resta assolutamente impressionante. 

La domanda vera, quella cui è urgente dare risposta logica è: e dopo aver fatto tutta sta fatica, l'Ammasso Casuale di Atomi (Dio, la Natura o la Fata Turchina, ognuno scelga per sé) non ha fornito una degna via di uscita all'altezza della situazione?