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Thursday, 24 September 2015

Quando il parto uccideva. 3 cose che è bene ricordare.

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Quando si parla di parto rispettato, de-medicalizzazione del parto o addirittura -sacrilegio!- parto in casa c'è un muro contro cui inesorabilmente andiamo tutte a sbattere. E' la voce sinceramente convinta, quando non risentita, con cui l'interlocutore ci ribatte: "Ma di parto si moriva!"
Di fronte all'apparente inconfutabilità di questa frase, il terrore che sempre nella nostra cultura subdolamente segue l'argomento "parto" guadagna terreno e si rimette al comando.

Di parto si moriva. E anche parecchio, è vero. Nell'800, per non sbagliare, alla donna in travaglio si dava l'estrema unzione!
E si moriva di influenza.
E di morbillo.
E anche di infezioni propagate da a un taglietto nel dito.
La brutta notizia è che lo scocciante fatto che tutti dobbiamo morire non l'abbiamo ancora risolto.
La buona notizia è che sperare di diventare nonne non è poi così assurdo.

Il punto è che noi ci siamo abituate a pensare al parto come un pericolo cui scampare. Sempre e comunque. Una prova sadica che la vita ci pone davanti e qualche professionista iperqualificato forse ci aiuterà a superare.
E questa mentalità è urgente, veramente urgente, prenderla a picconate.

Ci sono (almeno) 3 cose che è bene ricordare quando il nostro interlocutore -o la vocina saccente in fondo alla nostra testa- alza il ditino per dirci che "Di parto si moriva!"

Sunday, 19 July 2015

I BAMBINI RICORDANO LA NASCITA?

Il neonato è una persona

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Fino a qualche decennio fa, si credeva (o si fingeva di credere?) che i neonati non percepissero il dolore. In caso di necessità, li si operava quindi senza anestesia. Si ignoravano i loro pianti e le loro grida di dolore - che pure sono lo stimolo al mondo con la maggiore capacità di suscitare empatia - si procedeva a tagliarli e cucirli, e ci si sentiva pure dei benefattori per averlo fatto.

Oggi tutto questo ci sembra disumano. Eppure spesso (troppo spesso!) quando si parla di parto, all'esperienza del bambino viene data poca importanza. Che siano le cosiddette femministe che reclamano il loro diritto all'epidurale e al cesareo, o che siano le cosiddette hippy che perseguono un parto naturale a tutti i costi, il parto è visto da troppe donne come una sfida che riguarda soltanto loro stesse.

Ci sono tante teorie su se e come i bambini ricordino la loro nascita. Visto che per i primi due-tre anni di vita i bimbi non possono raccontarci con parole loro quello che sentono, ricordano e sperano, ci dobbiamo fidare delle loro espressioni e dei loro comportamenti. Ma i piccoli hanno molto meno controllo di noi anche su questi, quindi studiare sistematicamente l'ipotesi che i bambini ricordino la nascita diventa molto difficile. Bisogna basarsi su aneddoti, osservazioni, supposizioni. Ognuno può farsi la propria idea su queste teorie e, almeno per il momento, non c'è un modo esatto per esculdere con certezza né la loro veridicità né la loro fallacia. Quello che è certo è che, da adulti, non ci rimangono ricordi coscienti né del parto né dei primi tre anni di vita.

Però alcune cose le sappiamo. Sappiamo che il bambino, già in utero, è un piccolo essere umano, con la sua esperienza della vita e le sue memorie. Quindi come un essere umano va trattato.

Tuesday, 30 June 2015

COSA VIENE DOPO IL FEMMINISMO?


Pensieri di una mamma senza figlie, che non sa a chi passare il testimone.



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I miei primi pensieri di genitorialità sono stati (ovviamente) a proposito di una bambina. "Mia figlia potrà fare danza classica e vestirsi da principessa" (eh sí! Questi erano i miei sogni da figlia di post-sessantottina). E poi "Mia figlia potrà uscire fino alle 4 del mattino", "Mia figlia potrà farsi tutti i piercings che vuole", "Mia figlia potrà studiare in Australia" e via dicendo. Insomma, questa bambina era una proiezione di me stessa. A lei lasciavo vivere tutto quello che io non potevo.

Quindi da una parte, per fortuna che al suo posto sono arrivati tre bei maschietti: c'è sempre il loro pisellino a mettermi in guardia da parallelismi troppo facili e da identificazioni nefaste. (Perché la cosa a cui tengo di più in tutta questa storia - la mia vita - è non fabbricare mostri con i miei rimpianti*).

Però dall'altra parte proprio mi scoccia di non poter contribuire direttamente a formare le donne di domani, perché abbiamo ancora talmente tanta strada da fare.

Fra chi crede che normalizzare l'allattamento voglia dire essere strafiche mentre il bambino ciuccia, chi si accontenta di lottare per la parità di stipendio, chi crede che costruire asili basti a supportare le famiglie (ne parleremo) c'è tanta buona volontà. Ma brancoliamo ancora nel buio.

Thursday, 25 June 2015

INTERVISTA A REBECCA, OSTETRICA E CO-CREATRICE DEL GRUPPO S.O.S. PERINEO

L'ostetrica […] cammina al fianco della donna, costruendo la strada da percorrere insieme, bivio dopo bivio.

S.O.S Perineo


Abbiamo accolto con gioia qualche settimana fa la creazione di S.O.S. Perineo, un gruppo facebook creato da due giovani e appassionate ostetriche, e al quale ogni donna italiana (dai 15 ai 105 anni) dovrebbe essere iscritta. Perché il perineo, ce l'abbiamo tutte, anche se non se ne parla mai, e prendersene cura è vitale per la nostra salute, per la qualità della nostra vita in generale e dei nostri parti in particolare.
L'ostetrica e co-fondatrice Rebecca Robino risponde qui alle nostre domande sul ruolo dell'ostetrica e sull'importanza di un perineo sano.

Ci raccontate un po' la vostra storia?
Io e la mia collega Giulia ci siamo laureate nel 2013 e da allora lavoriamo insieme. Abbiamo scelto la strata della LP* perché per noi è l'unica ostetricia che che ti permette di esprimere quello che sei e quello in cui credi, agendo sempre in scienza e coscienza… Siamo amiche sorelle colleghe e senza una non esiste l'altra.

Come vedete la figura dell'ostetrica nel 2015 in Italia?
Il 2015 è stato un anno di grande fermento e anche un po' di confusione: le case di maternità spuntano come funghi, sono sempre di più le libere professioniste...ma ancora tante, tantissime donne non conoscono la figura ostetrica, o peggio ancora, la scoprono attraverso trasmissioni televisive che non ne danno un ritratto realistico. Però c'è aria di cambiamento, tra le colleghe, tra le donne. Non ci resta che seminare e aspettare di raccogliere i frutti negli anni a venire.

Come nasce l'idea di creare S.O.S. perineo?
L'idea è nata dal contatto con le donne, che non conoscono, dimenticano, trascurano questa parte, in una società che ci dice ci dobbiamo tenere i nostri disturbi, non dobbiamo neanche parlarne, dobbiamo tenerceli perché "ce li abbiamo tutte" e magari mettere un bel salvaslip profumato per mascherare anche gli odori. E invece no. Il perineo è centrale, rispecchia la nostra vita: ogni gravidanza, ogni parto, ogni esperienza sessuale, anche traumatica, ogni emozione ha lasciato un segno, nel bene e nel male. Vorrei davvero che in questo gruppo le donne si sentissero libere di dar voce ognuna al proprio vissuto, alle insicurezze, alle curiosità, ai dubbi. Infine, sempre più spesso sentiamo di professionisti diversi e anche molto variegati tra loro che si propongono, magari senza alcune specializzazione, senza alcune esperienza: con l'aiuto di tutte le colleghe specializzate iscritte, vorrei aiutare a fare un po' di chiarezza.

Come può un perineo in forma contribuire a un parto positivo?
Quando si pensa al travaglio e al parto, in genere si pensa immediatamente e quasi esclusivamente all'utero. È vero, lui fa il grosso del lavoro. Al perineo si pensa con timore, pensando solo al momento in cui passivamente dovrà stirarsi passivamente per far passare il bambino, con il rischio che si laceri o peggio ancora venga tagliato. Ed invece il perineo ricopre un ruolo attivo. Immaginiamolo come dei tessuti sovrapposti: il primo che il bambino incontra è una tela robusta, che fa da perno alla movimento di rotazione interna che il bambino compie per incanalarsi; il secondo è come un sipario, che scivola intorno alla testa del bambino e protegge le pareti vaginali e gli organi interni; il terzo ed ultimo strato si distende come un anello e per via riflessa crea quella spinta potente ed irrefrenabile, che arriva dentro e accompagna il bambino fuori dal ventre materno. È chiaro che la salute del perineo è fondamentale in questo meccanismo. E il suo benessere fa parte di un insieme di sistemi che contribuiscono all'equilibrio necessario per la mamma a mettere al mondo una vita.

Qual'è la cosa che ogni donna dovrebbe sapere?
Ogni donna dovrebbe sapere che può riappropriarsi di ogni aspetto della propria femminilità, dal ciclo mestruale, alla gravidanza, al parto, alla menopausa. Non si tratta (solo) di rivendicazioni da femministe, ma del liberarsi dei condizionamento culturali creati su di noi e per noi e tornare a conoscere noi stesse, il nostro corpo in tutte le sue manifestazioni ed espressioni, a dargli fiducia, a saperlo leggere, a riconoscerlo, a non delegare. L'ostetrica nasce proprio con questo obiettivo: non indica la strada da percorrere, ma cammina al fianco della donna, costruendo la strada da percorrere insieme, bivio dopo bivio. Ed infine, concludiamo sottolineando che è piena espressione di un diritto scegliere il professionista a cui affidarsi, cambiarlo in corso d'opera, provare approcci e scuole diverse. Alcune di esse fanno davvero la differenza.



* Libera Professionista (NdE).

Thursday, 18 June 2015

Consigli per neomamme da una che aspetta il quarto figlio. C'è da fidarsi.

Addormentarne 3 in viaggio. Il vero colpo da maestro.

Mara vive a Londra, è avvocato, aspetta il quarto figlio, ha un marito francese e una società di consulenza immobiliare appena fondata per sfuggire al lavoro di ufficio e conciliare lavoro e famiglia.
Alle spalle 3 parti molto dolci e dentro di sé una grinta ammirevole che la rende un'amica speciale.
Ve la imprestiamo qui, con qualche dritta e ispirazione che potrebbero piacervi.

1. Hai alle spalle 3 parti molto dolci e molto veloci, cosa pensi abbia reso possibili, per te, 3 esperienze così?

Con la prima gravidanza ho deciso di essere seguita sin dal principio da un’ostetrica privata che veniva regolarmente a casa mia e, senza fretta, rispondeva alle mille domande classiche di una neo mamma in attesa, ma soprattutto mi ascoltava e mi rassicurava costantemente. Tutto ciò, insieme ad una gran familiarità con yoga e con la respirazione applicata appresa durante gli anni precedenti, mi ha permesso di arrivare al parto molto serena/preparata e di affrontare il primo (e quelli a seguire) con una tranquillità quasi naturale. Al momento opportuno ho lasciato che fosse il mio istinto a guidarmi e, cercando di connettermi il più possibile con quello che stava succedendo dentro di me piuttosto che intorno a me, ho incontrato i miei bimbi senza urla né “tragedie”.

2. Qual'è la cosa più magica del primo figlio? E quella più difficile?

Friday, 17 April 2015

FIGLIE DEL NOSTRO TEMPO

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Se siamo state fortunate, le nostre mamme post-sessantottine (o giù di lì) non ci hanno propinato storie di cavoli e cicogne. Ci hanno raccontato, arrossendo loro malgrado e usando termini come "pisellino" e "patatina", che la mamma e il papà - come le api e i fiori - si facevano un abbraccio speciale e il seme del papà entrava nella pancia della mamma.

Ma per la maggior parte di noi, un velo letteralmente pietoso è stato steso su come il semino germogliato uscisse di lì. E noi ci siamo ben guardate dal chiedere spiegazioni. Le mamme coi pancioni andavano all'ospedale…e uscivano con un bel bambino. E si sa, gli ospedali sono luoghi misteriosi. I dottori maghi con arcani poteri.

Alla post-sessantottina media - liberata sulla fase del concepimento ma forse non altrettanto sulla fase del parto - mancavano le parole per raccontare alla propria figlia (e anche al proprio figlio, se è per questo… ma concentriamoci sulla figlia per questa volta, visto che sarà lei a ritrovarsi in prima linea) quello che succede in sala parto. 
La post-sessantottina media, in sala parto, ha messo la sua vita e la vita di sua figlia in mano ai dottori.
Si è considerata fortunata (e lo era) di essere praticamente sicura di sopravvivere, ha accettato senza batter ciglio di farsi radere là sotto fra una contrazione e l'altra, mentre suo marito scalpitava fumando in sala d'attesa. Ha vissuto l'anestesia peridurale come una liberazione dal dolore e segno tangibile del progresso, "si è riposata" dopo il parto mentre benevole puericultrici si occupavano di sua figlia (se ha fame fuori orario: acqua e zucchero, benvenuta al mondo), ed è tornata a casa con una serie di regole ferree e tabelle orarie volte ad evitare di viziare la neonata.

Wednesday, 1 April 2015

Scarpette di cristallo per la sala parto. Di come la nuova Cenerentola ha molto da dire, anche a una mamma in attesa.

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Se ce l'ha fatta Cenerentola possiamo farcela anche noi.
No, non a sposare il principe, dai...Miriamo un po' più su.
A uscire dal folklore anni '50 in cui era stata relegata!

Cenerentola ha preso la decisione più saggia per una sessantenne. Ritirarsi in buon ordine e lasciare spazio a quattro post-femministe spennacchiate di cartoni senza principi? Giammai. Invecchiare con grazia, piuttosto.
Riappropriarsi di se stessa e della sua zucca, più romantica e luccicante che mai. Rivendicare, uno per uno, tutti i buoni sentimenti di cui è piena: dando loro senso.