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Le mamme hanno bisogno di saper guardare nell'abisso e stare in piedi: guardare dentro quella pancia e sopportare di vedere al contempo uno specchio e un muro. Una superficie che riflette noi, e una divisione eterna da quel che eravamo, quel che saremo e -come se già non bastasse- dalla persona indipendente e a sé stante che sarà nostro figlio.
Trovarci un pezzo in più, dentro la nostra pancia, più nostro che mai. E anche qualcosa di irrimediabilmente estraneo.
Le mamme hanno bisogno di reggere una soglia metafisica senza nemmeno sapere cosa sia la metafisica.
Hanno bisogno di reggere la sfida, e non hanno né il tempo né le parole per dirla tutta la paura che lo sfidante ci fa. Perché lo sfidante è uno bello grosso, e corazzato, uno coi controcazzi... talmente sicuro di sé da sfoggiare a testa alta un nome abusato e pretenzioso: Amore, Vita.
Le mamme hanno bisogno di mantenere l'equilibrio sulla soglia del nulla da cui arrivano i loro figli.
Anche se si concedono il lusso di non avere il tempo per dirlo o per saperlo.






