Friday, 1 May 2015

6 BUONE RAGIONI PER PROGRAMMARE UN CESAREO

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Dopo aver parlato del parto a domicilio passiamo all'altro estremo: il parto cesareo programmato (del parto cesareo d'emergenza parleremo in un post a sè). Anche se spesso questo tipo di parto viene associato alla freddezza della camera operatoria, l'esperienza del bambino e della mamma non deve necessariamente essere negativa. Il parto cesareo può essere un parto positivo, nel quale dolcezza e amore trovano il loro posto*. 

Nella nostra esperienza personale non abbiamo riscontrato nessun motivo valido per sottoporci a questo intervento (abbiamo avuto la fortuna di avere delle gravidanze senza complicazioni), ma abbiamo in programma due interviste a mamme con esperienza di parto cesareo: una che l'ha vissuto positivamente e una che l'ha vissuto negativamente. Non esitate a farvi avanti se volete dire la vostra

Per il momento, limitiamoci ai fatti e ai protocolli medici.
Prima di tutto va sottolineato che il parto cesareo è un intervento chirurgico maggiore e
il medico, secondo il principio 'prima di tutto non nuocere' non può fare un cesareo senza un'indicazione specifica. Non sarebbero giustificati i rischi legati a anestesia, intervento chirurgico e esiti a lungo termine (rischi di lacerazione dell'utero per future gravidanze).

Ci sono tuttavia casi in cui la possibilità di un cesareo è una conquista meravigliosa con il vero potere di salvare la vita di mamma e/o bambino. Qui sotto presentiamo alcuni esempi:

1. Gemelli con presentazioni anomale.

Se due gemelli sono posti in maniera tale da rendere praticamene impossibile la loro incanalatura e uscita, viene programmato un parto cesareo, tipicamente alla 37esima settimana.

2. Placenta previa.

Quando la placenta è collocata all'imboccatura del collo dell'utero, è praticamente impossibile che un parto naturale abbia luogo. Per questo si rende necessario programmare un parto cesareo.

3. Patologie ortopediche della madre.

Se la madre ha delle malformazioni ossee del bacino, l'ortopedico potrebbe segnalare un rischio di complicazioni elevato. In una situazione di questo tipo, il parto cesareo può permettere alla madre di mettere al mondo il suo bambino senza i grandi rischi a cui un parto naturale li sottoporrebbe.

4. Patologie oculistiche della madre.

La pressione durante le spinte del parto potrebbe causare un distacco di retina nelle donne che già soffrono di particolari disturbi agli occhi. Sarà l'oculista in questo caso a segnalare il rischio e a raccomandare un parto cesareo.

5. Presentazione podalica.

Per un parto naturale, la posizione ideale del bambino sarebbe a testa in giù (tipicamente con la schiena contro la pancia della mamma, ma anche quando mamma e bambino sono schiena contro schiena il parto naturale è possibile). Se il bambino si presenta invece con il sederino vicino all'apertura dell'utero, oggi viene spesso consigliato un parto cesareo.
Aggiungiamo che questo viene fatto anche a causa della mancanza di allenamento del personale medico ad assistere parti di questo tipo: visto il rischio relativamente elevato, i parti naturali in caso di presentazione podalica in Italia sono molto rari. Tuttavia, in alcuni centri specializzati (ad esempio a Vipiteno, in Alto Adige, che però pare stia per essere chiuso), le donne hanno la possibilità di partorire naturalmente anche bambini che si presentano nella posizione non "canonica". La presenza di un medico è comunque sempre necessaria, e sarebbe desiderabile non essere lontani da un reparto di neonatologia.

6. Tocofobia - paura delle contrazioni.

Alcune donne manifestano una paura patologica delle contrazioni fin dall'inizio della gravidanza. Se il supporto psicologico offerto alla donna non è sufficiente a rendere la fobia gestibile nei nove mesi della gravidanza, un cesareo programmato si rivela spesso la soluzione più ragionevole.

Nei casi sopra elencati (e ce ne sono molti altri), i rischi legati all'intervento chirurgico sono chiaramente inferiori ai rischi che un parto naturale comporterebbe. Per questo molte mamme scelgono di programmare un parto cesareo, nella consapevolezza di scegliere il meglio per il loro bambino e per se stesse.
È importantissimo ricordare che sottoporsi al cesareo non significa necessariamente rinunciare ad un parto positivo**. Il parto cesareo può essere vissuto come una nascita, più che come un intervento chirurgico, da tutta la famiglia. Non si tratta soltanto di sopravvivere all'intervento con le minori conseguenze possibili. Per il piccolo, si tratta di venire al mondo. Per la mamma, si tratta di dare la vita. Per il papà, si tratta di proteggere e supportare la sua nuova famiglia. Tutto questo può avvenire con dolcezza e serenità. Ci sono piccoli accorgimenti da adottare, qualche cura da prestare, e ne parleremo presto.  


10 comments:

  1. Bel post davvero, finalmente qualcuno che parla positivamente del cesareo! Io non l'ho provato ma l'ho desiderato....quando lo dico mi guardano tutti male, medici inclusi. Perchè lo desideravo? Per il primo avevo paura..poi mi è passata, mi hanno spiegato e mi sono convinta che ce l'avrei fatta. Ce l'ho fatta bene tranne che alla fine.. due ore e mezza di spinte inutili, paura, medici intorno a me che parlavano del mio bacino e del fatto che avrei dovuto avere un cesareo programmato. Poi manovre di kristeller e tanta paura e dolore. Col secondo ho avuto una paura folle fino alla fine, mi hanno fatto pure l'induzione a sorpresa, neanche la borsa era pronta, avevo lasciato l'altro bimbo di fretta, ero sconvolta e ho pianto anche per il primo, per quella esperienza che era iniziata perfetta e si era conclusa male (anche se bimbo sanissimo e io illesa). Il secondo parto però nonostante il brutto inizio e la paura, è finito bene, e grazie al gas esilarante che mi ha calmata e aiutata a sopportare tutto. Ironicamente ci è voluto un gas che mi sballasse un po' ;-) Penso che se ne avessi un altro vorrei un cesareo programmato perchè, dopo averne provati due, con i loro pro e i loro contro, per una volta vorrei sapere che quel giorno nascerà mio figlio, per potermi preparare, per poter lasciare i miei bambini non in emergenza, per andare là con calma, pronta psicologicamente e anche nelle cose 'pratiche'. Vedere i medici che si preparano per un intervento calmi perchè il tuo parto è stato programmato, è ben diverso dal trovarti di notte con chi capita e l'emergenza, e ostetriche che corrono che si urlano di fare cose mentre tu non capisci nulla. Nel primo parto non dimenticherò mai questo, l'emergenza e un pelo di 'paura' negli occhi delle persone intorno a me. Non è lo stessa cosa, sono già stata sul tavolo operatorio da bambina e da donna, e so cos'è un intervento. Per la prossima volta, se dovesse esserci, vorrei non vivere più lo spavento dell'emergenza. Sono contenta delle mie due esperienze, nei dettagli che sono andati bene e in quelli che avrei preferito andassero diversamente, mi hanno fatta crescere, mi sento fiera. Ma mai più. Credo anche che una donna abbia diritto a scegliere come partorire...per alcune è come un 'togliere' qualcosa all'esperienza del parto..non so, dipende da cosa prova una donna e credo che abbia diritto di scegliere. Ad ogni donna il suo parto insomma...bisognerebbe per lo meno poterne discutere con i medici, senza essere subito trattate come pazze.

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  2. Grazie ladynera di aver condiviso la tua esperienza con noi. Ci dispiace leggere dell'urgenza e della paura che hanno contrassegnato i tuoi due parti. Ci vuole una rete di supporto molto forte e molto elastica attorno a noi per poter partorire naturalmente con calma e serenità, tanto più se abbiamo già altri figli (io ho avuto la mamma a casa mia per un mese, sempre pronta a prendere il testimone con i due grandi quando il tempo del parto fosse arrivato!!! Ma ovviamente questo non è sempre possibile).
    Capisco che i medici cerchino di incoraggiare una donna ad avere un parto naturale (meno rischioso per mamma e bambino in caso di gravidanza normale), ma una futura mamma dovrebbe SEMPRE essere presa sul serio. Se ha paura, un motivo c'è!! Questo motivo va trovato e la soluzione migliore va cercata. A tutti i costi.

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    1. Anche io ho potuto lasciarlo ai miei genitori ma pensavo di andare a fare una semplice visita prima del termine e invece sono rimasta là!! Era grosso e allora induzione, e mi sono chiesta perchè non cesareo visto che col primo ho avuto lo stesso problema, che a causa del suo peso (che era anche leggermente inferiore) non riuscivo a farlo uscire? La testa era lì e tornava indietro. Ha avuto apgar 5 al primo minuto e subito ecografia al cervello e poi ancora 2 o 3. a distanza di tempo, perchè comunque ha sofferto anche lui e non ha respirato subito bene...cose che succedono di frequente, mi ha detto il pediatra. ma che lasciano un forte segno e se sul momento le ostetriche sono state prontissime a sistemarlo e a rassicurarmi, mentre lo ventilavano io non vedevo e loro parlavano con me tranquille mi dicevano che era bellissimo e io mi sono accorta del problema dopo, non subito, e quindi non sono andata in panico. Ma questa cosa poi mi ha lasciato il segno dentro. mi sono sentita più spaventata e anche meno 'brava' perchè avevo dovuto subire le due manovre. devo veramente ringraziare il fatto che mi hanno dato il gas perchè per come ero terrorizzata dal precedente e per il dolore più forte, non ci sarei arrivata bene fino in fondo, invece ce l'ho fatta, senza manovre o ventose o altro. mi chiedo se mi avessero dato il gas anche col primo, ci avrei messo due ore? se me lo avessero dato prima mi sarei sentita così male e spaventata anche col secondo? perchè davvero da quando me lo hanno dato, pur essendo grosso mi sono sentita padrona della situazione, calma, e mi sentivo come se il bambino potesse uscire pacifico da un momento all'altro senza sforzi sovrumani...come se a una spinta lui potesse uscire da solo come esce la pipì :-D (passatemi la metafora) è stato davvero molto diverso e molto meglio. il top sarebbe sentirsi così anche senza il protossido d'azoto...

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    2. Ecco, "il top sarebbe sentirsi così anche senza il protossido d'azoto" è frase densa e importantissima. E' anche il motore principale che ci ha spinte ad aprire questo blog. Noi sappiamo, con certezza, per le informazioni che abbiamo e per esperienza personale che sentirsi così senza il gas è esattamente quello che la natura ha previsto per donne e bambini sani (quindi la maggioranza). E' una capacità che abbiamo sepolto sotto decenni di cultura iper-razionalista e iper-medicalizzata che mentre salvava vite (e, questo è indiscutibile, le salvava) rendeva il parto difficile anche per quelle che non avevano bisogno di essere salvate. Siamo fermamente convinte (ed è quello che nel nostro piccolo, poco a poco, stiamo cercando di fare qui) che sia urgente riunire sicurezze mediche, interventi salva-vita E la possibilità di partorire come descrivi tu. Farlo senza gas non solo è possibile ma dovrebbe essere normale. Purtroppo dipende da quello che la donna SA e FA prima e durante il parto molto più che da quello che il personale può fare per lei, e finchè i corsi preparto disponibili continueranno a spacciare il training autogeno come l'unica soluzione, alle donne continueranno a mancare pezzi di informazione importantissimi. Grazie di condividere le tue storie qui con noi, lo apprezziamo tanto e ci aiuta anche molto. A presto! #Cecilia

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  3. Ciao io ho sperimentato sia il parto naturale, con la mia primogenita, che il cesareo con i gemelli.
    Ringrazio il cielo che esiste il cesareo... non riesco neppure a scrivere cosa sarebbe significato per noi se non ci fosse stata questa possibilità!
    Certo con il parto naturale è tutto più semplice e come dice la parola stessa... NATURALE.

    Se vuoi ne possiamo parlare insieme :-)

    Ciao
    Flavia

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  4. Ciao Flavia,
    Grazie del tuo commento. Due parti così diversi per tre figli: certo che di esperienza ne hai fatta tanta!
    Ci piacerebbe tantissimo saperne di più... A presto.
    #Silvia

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  5. Ho fatto il primo cesareo per necessità, una placenta previa in urgenza, e il secondo per mancanza di alternative perché nella mia Regione, Sud Italia, dopo il cesareo non era prevista la possibilità di un parto naturale, possibilità che invece so essere fortemente supportata nelle Regioni del Centro Nord.
    Adesso, mi dicono, anche da noi cominciano a fare i parti naturali dopo il cesareo, ma è una procedura fortemente sperimentale (qui da noi) e molte mamme preferiscono andare sul sicuro col cesareo anziché fare da cavie.
    Se avessi potuto, però, avrei optato per un parto naturale. Dei miei cesarei ricordo l'eccessiva medicalizzazione, l'invasività, il non sentirmi padrona del mio corpo. Anche se devo ammetterlo, la mia prima gravidanza, senza un cesareo, sarebbe finita tragicamente.

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    1. Grazie di aver aggiunto la tua voce! La tua esperienza sintetizza 3 punti veramente centrali del cesareo.
      1) Il più importante: il cesareo in molti casi è una vera benedizione e una conquista di cui essere molto molto grati. La natura è perfetta ma non infallibile. Il meccanismo è perfetto, ma a volta si inceppa. E' meraviglioso avere la possibilità di far nascere i bambini preservando le loro madri anche in questi casi. Avere un cesareo sapendo che davvero era l'unico modo per preservare la vita lascia lo stesso senso di dolcezza di un parto naturale: lo stesso senso di gratitudine, lo stesso senso di conquista. Nessuno spazio per rimorsi e dispiaceri: è una vittoria, un miracolo, della medicina e della vita, e come tale merita un inchino tanto quanto il parto naturale.
      2) Le conquiste mediche sono meravigliose ma non immutabili. E' un fatto che i VBAC (parti vaginali dopo cesareo) siano realtà ritenute consuete e sicure in molte parti del mondo e ora, finalmente, anche alcune regioni italiane. Una donna che voglia informarsi e mettere in discussione le politiche dell'istituto in cui metterà al mondo il suo bambino sta solo facendo il suo dovere di madre, non rompendo le scatole. Pretendere di avere accesso a assistenza qualificata secondo gli standard del 2015 non è un capriccio, è un diritto.
      3) Il cesareo, d'emergenza o programmato, resta innanzitutto una nascita. Non c'è nessuna ragione perché alla madre si debba richiedere di abdicare del tutto e vivere un'esperienza fredda e angosciante. Non c'è nessuna ragione perché il padre non possa sopperire ad accogliere là dove lei non può arrivare. Lo spazio, fisico e logistico, per affiancare alla chirurgia una cura dolce di mamma e neonato c'è. E' lo spazio mentale, la cultura della sala parto, che deve ampliarsi.
      E può succedere in tempi ragionevolmente rapidi solo se i genitori saranno sufficientemente informati e preparati da pretenderlo.

      Grazie di essere passata...a presto! #Cecilia

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  6. Brave, brave, brave. Confermo la mia prima impressione (quella che vi ho inviato per email, ma temo di aver dimenticato di firmarmi...): informazioni equilibrate e per una scelta consapevole. È bello vedere che, per una volta, le fan del naturale (che dovremmo essere tutte e tutti, ma vabbe'...) non demonizzano la medicina (:

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  7. Grazie Castagna. Ci fa piacere che tu abbia colto al volo la nostra "linea". Speriamo di ritrovarti presto fra le nostre pagine.

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